Il Consiglio comunale di Quartu si schiera contro il trasferimento in Sardegna di altri detenuti in regime 41-bis e aderisce alla manifestazione del 28 febbraio
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No alla servitù carceraria della Sardegna.
25 Febbraio 2026
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Il Consiglio comunale di Quartu si schiera contro la scelta del Governo di limitare lo speciale regime di detenzione del 41-bis a sole 5 Regioni, con la Sardegna sempre più centrale nella ripartizione di tali condannati. L’Aula di via Porcu si è espressa ieri votando quasi all’unanimità, con soli due contrari e un astenuto, un ordine del giorno - primo firmatario Mauro Ligas - e annunciando anche la volontà di partecipare alla manifestazione pubblica in programma a Cagliari il prossimo 28 febbraio.
Il Ministero della Giustizia ha avviato, senza un preventivo confronto con la Regione Autonoma della Sardegna, il piano di trasferimento presso la Casa circondariale di Uta di novantadue detenuti sottoposti al regime di cui all’articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354. È il regime di detenzione noto come ‘carcere duro’, destinato a soggetti condannati per reati di criminalità organizzata, terrorismo o eversione. L’obiettivo di impedire il mantenimento di rapporti con le organizzazioni criminali di riferimento viene quindi perseguito sia con la lontananza, sia con un sistema di restrizioni particolarmente incisive in ordine ai colloqui, alla corrispondenza e alle comunicazioni, nonché con l’adozione di rigorosi dispositivi di sicurezza e controllo, all’interno e all’esterno degli istituti penitenziari.
Il Governo ha di recente fatto sapere di voler ridurre da 8 a 5 il numero di regioni interessate dall’istituto del 41-bis, confermando la presenza della Sardegna, sulla quale dal 2009 grava anche una legge che dispone il collocamento dei detenuti sottoposti a questo regime carcerario “preferibilmente in aree insulari” (con la Sicilia che non figura però tra le regioni interessate). Se il programma fosse confermato la Sardegna arriverebbe a circa duecentoquaranta detenuti al 41-bis, ovvero oltre un terzo dell’intera popolazione nazionale sottoposta a questo regime.
Tra gli istituti penitenziari interessati, ovvero Badu ’e Carros, Bancali e Uta, particolare preoccupazione desta l’ultimo, recentemente ampliato. Alla costruzione del nuovo padiglione dedicato esclusivamente ai detenuti in 41-bis non ha infatti fatto seguito un ampliamento dell’organico. Non un operatore o un medico in più, e un solo psichiatra, nonostante i quasi 100 nuovi detenuti, in un carcere dove l’80% delle persone prende psicofarmaci e in cui le risorse umane erano già ampiamente insufficienti.
Pertanto il Consiglio comunale di Quartu ha voluto far sentire la sua voce anche oltre i confini della terza città della Sardegna. Per sottolineare che il trasferimento di un numero così gravoso di soggetti riconducibili a organizzazioni criminali di rilevanza nazionale comporta un concreto rischio di infiltrazione mafiosa e radicamento. Ma anche per rimarcare quanto sia importante tener conto di un adeguato rapporto tra detenuti e personale organico.
Il voto di ieri impegna quindi l’Amministrazione comunale a sostenere il disegno di legge nazionale, nei giorni scorsi depositato presso il Consiglio regionale della Sardegna, che propone l’abrogazione del riferimento alla preferenziale destinazione dei detenuti in regime speciale alle aree insulari. Il sì dell’Aula è inoltre una formale adesione alla manifestazione pubblica trasversale, convocata per il prossimo 28 febbraio a Cagliari, presso piazza Palazzo, alle ore 11 e volta a dire no alla ‘servitù carceraria’ dell’Isola.
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25 Febbraio 2026