GIOVANI E ISTITUZIONI UNITI IN CONSIGLIO COMUNALE PER IL GIORNO DEL RICORDO

Un Consiglio Comunale, tanti ragazzi e un omaggio corale alle vittime delle Foibe. Quartu onora anche quest’anno il Giorno del Ricordo, con una mattinata intensa e partecipata che ha avuto il suo momento più significativo e commovente nella testimonianza diretta di Giuliano Lodes, arrivato fanciullo in Sardegna, insieme ai genitori, proprio a seguito dell’esodo giuliano-dalmata. 

Data:
10 febbraio 2024

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Un Consiglio Comunale, tanti ragazzi e un omaggio corale alle vittime delle Foibe. Quartu onora anche quest’anno il Giorno del Ricordo, con una mattinata intensa e partecipata che ha avuto il suo momento più significativo e commovente nella testimonianza diretta di Giuliano Lodes, arrivato fanciullo in Sardegna, insieme ai genitori, proprio a seguito dell’esodo giuliano-dalmata. 

L’omaggio quartese ha avuto inizio già alle ore 9. Davanti alla targa dedicata alle Foibe di piazza del Donatore si sono ritrovati il Sindaco Graziano Milia, la Presidente del Consiglio Rita Murgioni, una folta rappresentanza di Consiglieri Comunali e appunto Giuliano Lodes. Proprio quest’ultimo ha letto un breve brano in ricordo dell’esodo e di tutte le persone che perirono in quelle terre contese; la Murgioni ha invece deposto un mazzo di rose sul monumento, in segno di omaggio di tutta la cittadinanza.

Tutti i presenti si sono poi spostati nel Palazzo Comunale, nel quale era stato convocato il Consiglio Comunale. In apertura di seduta - davanti a una foltissima plaeta di studenti - la Presidente, nel ricordare che il 30 marzo 2004 è stata istituita per legge questa ricorrenza nel calendario nazionale, ha sottolinato come si sia trattato di "una scelta giusta per non permettere di dimenticare questa tragedia e tutte le vittime delle foibe. Si tratta di un altro capitolo buio della storia e questi momenti di condivisione sono un omaggio alla verità. La sincerità e l’onestà intellettuale sono tra gli obiettivi di quest’Amministrazione, perché ricordare è l’insegnamento fondamentale da trasmettere alle nuove generazioni. Ricordare quindi, e omaggiare, il sacrificio di chi volle, a costo della vita, essere italiano. Noi oggi difendiamo la verità tenendo alta la memoria: è un monito per il presente e per il futuro, perché la pace e il rispetto dei popoli non sono, putroppo, acquisti per sempre”.

Giuliano Lodes, esodo istriano, abitava a Pola. La sua testimonianza, sincera e accorata, è iniziata proprio dal racconto di quegli anni e dalla firma a Parigi, 77 anni fa, del trattato di pace che ponne fine alla Seconda Guerra Mondiale: “Da quel momento i vincitori hanno scritto la storia, ma non l’hanno raccontata tutta. Ancora oggi se andiamo in Istria e Dalmazia, vediamo tante ville di epoca romana, a Spalato addirittura la reggia dell’imperatore Diocleziano. E dopo l’Impero Romano, ci fu la Repubblica di Venezia: tanti centri storici di quelle terre hanno avuto uno sviluppo urbanistico simile alla città lagunare. Quando Napoleone diede quei territori agli austro-ungarici iniziarono le azioni per la germanizzazione e slavizzazione di quel territorio. Nacquero così gli opposti nazionalismi che ebbero poi gravi conseguenze negli anni a succedere. Anche dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, con il fascismo e l’inizio del contro-processo di italianizzazione. Ma il momento peggiore doveva ancora venire e iniziò con la fine della Seconda Guerra Mondiale”.

Con la fuga di fascisti e nazisti, incalzati dai partigiani slavi, ebbe infatti avvio la cosiddetta pulizia etnica, studiata a tavolino e condotta sistematicamente. La strategia della tensione portò molti italiani ad abbandonare quei territori; altri rimasero e morirono. Le vittime venivano prese di notte, condotte al Comando e, dopo processi sommari, condannati. Legati l’uno con l’altro, bastava un colpo di pistola per ucciderne uno che, cadendo nella foibe, trascinava con sé anche tutti gli altri, vivi, prima dell’agonia.

Furono 350mila gli italiani che decisero di abbandonare le loro case, il loro lavoro, le loro radici - ha spiegato ancora Lodes -. Restare avrebbe voluto dire far parte di una cultura che non ci apparteneva: eravamo italiani e volevamo rimanere italiani. Ma il resto d’Italia non capiva quello che stava accadendo. Ci definiva fascisti e non ci voleva. In verità eravamo semplicemente italiani che uscivano da una dittatura e che non volevano accettarne un’altra, seppure di colore diverso. La mia famiglia scelse di abbandonare Pola nell’ultimo giorno utile; mio padre non voleva andare all’estero e non voleva restare vicino ai confini. Arrivammo in Sardegna e poi a Cagliari, una città che era stata appena bombardata e distrutta, una popolazione che capì il nostro dramma e ci accolse. Per questo ancora oggi è grande la nostra riconoscenza verso tutti i sardi”.

"Celebrare il Giorno del Ricordo è importante perché ci restituisce pienamente la dimensione di una tragedia di proporzioni molto più significative di quanto non sia emerso nella storia ufficiale - ha poi aggiunto il Sindaco -: le Foibe e l’esodo di migliaia di italiani mai più tornati nelle loro terre d’origine ci raccontano un lato della storia vissuto per troppo tempo nel silenzio. Oggi squarciamo il velo dato da un’opera di rimozione collettiva indotta da motivazioni geopolitiche e opportunità contingenti che riguardavano la condizione dell’Italia nel dopoguerra, e che devono essere definitivamente superate. Ebbene, credo che per il mondo che stiamo conoscendo e che abbiamo conosciuto negli ultimi 20/30 anni tutto dobbiamo fare fuorché rimuovere. Pochissime istituzioni si sono impegnate, in questo tempo complesso, nella commemorazione delle due giornate della Memoria e del Ricordo, e questo è un errore. Ringrazio quindi i docenti che in questa occasione hanno voluto intraprendere un percorso di approfondimento della conoscenza coi loro studenti: conoscere affinché tutto questo non si ripeta, non per uno spirito di rivalsa”.

Il Sindaco si è poi rivolto agli studenti delle scuole quartesi presenti in Aula: “La storia dell’Istria e della Dalmazia, inserita nel più ampio contesto del calderone balcanico, ci rammenta che anche episodi minori possono scatenare eventi molto più gravi, capaci di precipitare il mondo e gli uomini nell’abisso della guerra più feroce. Ecco perché è importante conoscere: studiate, conoscete, ricordate, non per vivere nel passato ma per costruire un futuro migliore”.

Attenti e partecipi, circa una sessantina di ragazzi degli istituti Motzo e Levi con i loro insegnanti hanno ascoltato gli interventi in Aula, inframmezzati dalle toccanti testimonianze dell’esule Giuliano Lodes e da contributi documentali originari dell’epoca, trasmessi dagli schermi del Consiglio Comunale. Dopo l’intervento del Sindaco, introdotti dall’Assessora all’Istruzione Cinzia Carta, hanno preso la parola alcune delegazioni di studenti. Anche loro - in particolare la classe 3L del Linguistico e le claissi 2A, 2B 3AT e 5AT dell'istituto tecnico - hanno voluto portare un contributo alla Giornata del Ricordo, attraverso letture di poesie e di pensieri frutto del lavoro di approfondimento condotto a scuola.

 

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Aggiornamento:
10/02/2024, 13:47

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